
La Finestra Panoramica come se fosse un Ponte Tra Uomo e Natura
Nel centro dell’architettura modernista del ventesimo secolo l’uso del vetro in architettura rappresenta un vero e proprio simbolo di trasparenza e apertura verso il paesaggio naturale circostante in quella continua e, talvolta spasmodica, ricerca di connessione "interno-esterno" tra architettura e natura. Se immaginiamo un edificio circondato da alberi, rocce e giardini non possiamo non immaginare allo stesso tempo anche pareti di vetro che fondono gli spazi interni con l’ambiente esterno: è una evoluzione naturale del nostro pensiero critico verso l'architettura che abitiamo ogni giorno. Questa immagine evoca un naturale senso di connessione armoniosa tra il mondo umano e quello della natura suggerendo sempre la possibilità di realizzare, ove possibile, un’architettura che celebra la bellezza e la tranquillità della natura prima di tutto.
Ma cosa accade dentro di noi quando osserviamo il paesaggio dall’interno attraverso una grande finestra?
Il vetro, con la sua trasparenza è diventato oggi un elemento distintivo degli edifici modernisti ma in realtà fin dalle prime opere di architetti come Le Corbusier e Mies van der Rohe le grandi vetrate sono state utilizzate per creare una continuità visiva tra interno ed esterno sfumando di fatti i rigidi confini tra gli spazi abitativi e il paesaggio circostante. Questa trasparenza però non è affatto priva di complicazioni. Sebbene il vetro possa offrire viste spettacolari sulla natura esso è al tempo stesso un elemento che pone anche una barriera fisica e sensoriale notevole che può di fatto limitare la nostra vera connessione con l’ambiente naturale, paradossalmente. Una specie di contraddizione in termini, un paradosso: il vetro unisce visivamente l’interno con l’esterno di un edificio separando però completametne queste due dimensioni allo stesso tempo.
L’avanzamento delle moderne tecnologie produttive consente oggi di ottenere vetri esageratamente trasparenti ma anche vetri particolarmente solidi, resistenti e isolanti, vetri strutturali. Queste caratteristiche del vetro sono quelle che, di fatto, ci proteggono da caldo, freddo, vento e pioggia, fungendo da vero scudo contro gli elementi naturali e fornendo anche un supporto importante alla sostenibilità ambientale degli edifici potendo contare su sistemi di vetrate isolanti di altissimo valore tecnico. Questa protezione però inevitabilmente crea una distanza tra noi e il mondo esterno. Guardare attraverso una finestra panoramica è di fatto un’esperienza passiva: osserviamo spesso la natura senza poterci mai interagire direttamente. Questa situazione può portare a una specie di “design biofilico virtuale” in cui la vista della natura soddisfa il nostro desiderio di connessione senza realmente coinvolgerci direttamente. Allora alcune domande che dovrebbero sorgere, in fase progettuale, sono:
- Quanto questa limitazione influisce sul nostro benessere?
- Esistono sistemi progettuali e tecnologie che ci permettono (o ci permetteranno) di superare questa limitazione?
Cosa dice la Letteratura Scientifica?
Gli Studi di Stephen Kellert e altri esperti del biophilic design hanno negli anni dimostrato che anche il contatto visivo con la natura attraverso grandi finestre in realtà può migliorare significativamente il benessere psicologico degli occupanti. Tuttavia proprio Kellert sottolinea anche che una connessione più profonda richiede non solo la vista ma anche il contatto fisico diretto con elementi naturali. In alcuni progetti come la sede di Google a Londra, progettata da Bjarke Ingels, questo aspetto è stato di fatto considerato e in queste opere infatti si osserva proprio l’integrazione di spazi verdi all’interno degli uffici combinando viste panoramiche con aree di contatto diretto con la natura.
Progetti come l’Edificio Verde di Heatherwick Studio per il Google Campus di Londra (vedi immagine sotto) mostrano come la progettazione possa superare la semplice visualizzazione della natura arrivando ad integrare spazi che favoriscono l’interazione sensoriale completa e totalitaria con l’ambiente esterno. L’uso di materiali naturali, la creazione di microclimi e la promozione di spazi di socializzazione all’aperto sono elementi fondamentali per riavvicinare l’uomo alla natura in modo significativo



Come abbiamo già detto la ricerca sulle tecnologie produttive del vetro ha fatto enormi passi avanti e ottenuto importanti conquiste negli anni. Oggi abbiamo a disposizione il vetro a controllo solare così come i “vetri intelligenti” che sarebbero poi quelli utilizzati nel progetto del Crystal Building a Londra (immagine sotto) i quali non solo migliorano l’efficienza energetica degli edifici ma contribuiscono anche a creare ambienti interni più salubri e luminosi. Questi materiali avanzati permettono di mantenere una vista panoramica sulla natura, riducendo al contempo l’impatto ambientale degli edifici.

La Casa Farnsworth di Mies van der Rohe è un esempio davvero iconico dell’uso del vetro per fondere l’interno con l’esterno, forse il più iconico di tutti da sempre, da quando io ero sui banchi della Facoltà di Architettura Ludovico Quaroni dell'Università La Sapienza di Roma, quindi da tanti (tanti!) anni. Tuttavia nonostante l'iconicità dell'edificio la valutazione critica dell'elemento trasparente posta da Kenneth Frampton (storico, critico e teorico dell'architettura) evidenzia come, pur offrendo una vista spettacolare, questo tipo di strutture possano creare una separazione fisica e psicologica dalla natura (Frampton, 1995). Frampton infatti suggerisce che per rafforzare la connessione con l’ambiente è essenziale integrare elementi che stimolino anche il tatto e altri sensi e non solo la vista. Ed è proprio questa la grande sfida che il Biophilic Design si propone di accogliere e superare.

Approfondimenti e Prospettive Future: il vetro stampato in 3D?
Architetti contemporanei come Stefano Boeri con il suo emblematico Bosco Verticale a Milano stanno esplorando come l’integrazione della vegetazione negli edifici possa non solo migliorare la qualità dell’aria e l’efficienza energetica ma anche contribuire a rafforzare la connessione emotiva degli occupanti con la natura. Stefano Boeri mette in evidenza il fatto che la natura non deve essere solo un elemento decorativo ma può diventare parte integrante del design e della funzionalità degli edifici stessi secondo una visione perfettamente coerente con la teoria biofilica (Boeri, 2014).

Se vogliamo guardare al futuro è di fondamentale importanza concentrare le forze sullo sviluppo di tipologie di vetro e tecnologie che non solo migliorino l’efficienza energetica ma che favoriscano anche una connessione più autentica con la natura stessa. Alcuni studi come quelli dell’MIT Media Lab stanno ad esempio sperimentando vetri sensoriali che rispondono al movimento, alla luce e alla temperatura, creando esperienze immersive che vanno oltre la mera visione. Il progetto del MIT prevede anche la messa a punto di un processo innovativo per la stampa 3D di vetro otticamente trasparente. La possibilità di stampare in 3D il vetro cambierebbe (e di molto) la questione, potendo immaginare di “plasmare” il vetro a seconda della natura che si vuole inquadrare o, perchè no, abbracciare.
Questo sistema utilizza una piattaforma di manifattura additiva basata su una doppia camera riscaldata, che permette di modellare, formare e variare geometria, trasparenza e colore del vetro per controllare la trasmissione, riflessione e rifrazione della luce. Il progetto combina tecnologie moderne con antiche tecniche del vetro per creare nuove strutture con molteplici applicazioni in architettura, in ingegneria e nel design (MIT Media Lab, 2018)



