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La neurofisiologia e psicologia ambientale delle preferenze spaziali nei ristoranti e appartamenti

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Luca Borro · 14 luglio 2025 · 5 min di lettura

La neurofisiologia e psicologia ambientale delle preferenze spaziali nei ristoranti e appartamenti

In questo articolo, esploreremo due fenomeni comuni e solo apprentemente “banali” legati alle nostre preferenze spaziali: la tendenza a scegliere tavoli appartati nei ristoranti e la predilezione per appartamenti situati ai piani alti degli edifici. Esamineremo queste scelte dal punto di vista della neurofisiologia e della psicologia ambientale, attingendo a documenti ufficiali e letteratura scientifica per comprendere meglio le ragioni dietro queste scelte apparentemente semplici ma profondamente radicate.

La ricerca di tavoli appartati nei ristoranti: perchè avviene?

Il bisogno di sicurezza: una prospettiva evolutiva

Il nostro desiderio di sederci in tavoli appartati nei ristoranti può essere dovuto a meccanismi evolutivi profondamente radicati nel nostro cervello. Secondo la “teoria della prospettiva-rifugio” sviluppata dal geografo Jay Appleton nel 1975, gli esseri umani preferiscono naturalmente ambienti che offrono sia una buona visuale (prospettiva) che una protezione (rifugio) [1].

Dal punto di vista neurofisiologico, questa preferenza è legata all’attività dell’amigdala, una struttura cerebrale fondamentale coinvolta nella elaborazione delle emozioni e nella risposta alla paura. C'è uno studio condotto da Fich et al. (2014) che ha dimostrato che gli spazi con caratteristiche di “rifugio” attivano meno l’amigdala, riducendo lo stress e aumentando la sensazione di sicurezza [2].

Controllo dell’ambiente e riduzione dello stress

La psicologia ambientale ci suggerisce che avere un certo grado di controllo sul proprio ambiente può ridurre significativamente lo stress. Se ci sediamo in un tavolo appartato avremo sicuramente un maggiore senso di controllo sullo spazio circostante, avendo così la capacità di monitorare l’ambiente senza sentirsi eccessivamente esposti. Questo fenomeno è supportato da una ricerca sul “ripristino dell’attenzione” di Kaplan e Kaplan (1989), che evidenzia il fatto che ambienti che offrono una “fuga” psicologica dalle richieste quotidiane possono aiutare a ricaricare le nostre risorse cognitive [3].

Intimità e comunicazione

Dal punto di vista della psicologia ambientale invece la preferenza per tavoli appartati in un ristorante può essere legata al concetto di “distanza personale” elaborato dall’antropologo Edward T. Hall. I tavoli appartati in effetti permettono di mantenere una “bolla” definita di spazio personale e facilitano le conversazioni più intime riducendo il rumore di fondo che può interferire con la comunicazione. Alcuni studi sulla “privacy regulation theory” come quello di Altman (1975) da anni supportano l’idea che le persone cercano attivamente di regolare la loro privacy in base al contesto sociale, e i tavoli appartati offrono un mezzo per farlo in un ambiente pubblico come un ristorante [4].

La preferenza per appartamenti ai piani alti: a cosa è dovuta?

Vista e status sociale

La preferenza per appartamenti ai piani alti degli edifici può essere dovuta a diversi fattori psicologici e sociali. Uno dei più rilevanti è quello legato alla vista panoramica che questi appartamenti spesso offrono. Dal punto di vista neurofisiologico infatti le viste panoramiche attivano il sistema della ricompensa del cervello, in particolare attivano il cosiddetto nucleo accumbens, una parte del cervello associata al piacere e alla gratificazione. Inoltre vivere ai piani alti è spesso percepito come un simbolo di status sociale elevato.

Riduzione del rumore e miglioramento della qualità del sonno

Da un punto di vista più pratico e pragmatico gli appartamenti ai piani alti tendono ad essere naturalmente più silenziosi essendo più lontani dal rumore del traffico stradale. Questo aspetto ha implicazioni fondamentali per la salute dell'uomo. Uno studio condotto da Basner et al. nel 2014 pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet ha dimostrato che l’esposizione al rumore notturno può influenzare negativamente la qualità del sonno, con conseguenze sulla salute cardiovascolare e cognitiva [5]. Vivere ai piani alti cioè al contrario può quindi contribuire a migliorare il sonno e, di conseguenza, contribuire a una migliore salute generale.

Senso di sicurezza e controllo

Analogamente alla preferenza per tavoli appartati nei ristoranti vivere ai piani alti può offrire un maggiore senso di sicurezza. Come abbiamo già accennato sopra dal punto di vista della psicologia ambientale, questo si traduce in un maggiore senso di controllo sul proprio ambiente. Ci sono alcuni studi interessanti sulla “defensible space theory” (in particolare quelli di Oscar Newman) che suggeriscono come ambienti che offrono una chiara delimitazione tra spazio pubblico e privato (come gli appartamenti ai piani alti) possono aumentare il senso di sicurezza e territorialità dei residenti [6].

Qualità dell’aria e benefici per la salute.

E’ molto importante inoltre notare che gli appartamenti ai piani alti tendono ad avere una migliore qualità dell’aria, essendo più lontani dall’inquinamento a livello stradale. Sembra un aspetto irrilevante ma non lo è in quanto questo aspetto ha implicazioni dirette sulla salute neurofisiologica. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Trends in Neurosciences” ha dimostrato che l’esposizione all’inquinamento atmosferico può avere effetti negativi sulla funzione cognitiva e sul rischio di disturbi neurodegenerativi [7]. Vivere ai piani alti quindi di fatto potrebbe quindi offrire benefici a lungo termine per la salute cerebrale.

Le nostre preferenze per tavoli appartati nei ristoranti e per appartamenti ai piani alti degli edifici sono il risultato di una complessa interazione tra fattori evolutivi, neurofisiologici e psicosociali. Tutte queste scelte che noi quotidianamente facciamo e che sono apparentemente semplici riflettono in realtà profonde necessità umane di sicurezza, controllo, status sociale e benessere fisico e mentale.

Comprendere queste dinamiche può aiutarci non solo a progettare spazi più adatti alle esigenze umane, ma anche a riflettere su come le nostre scelte quotidiane siano influenzate da meccanismi profondi e spesso inconsci del nostro cervello e della nostra psiche.

Riferimenti bibliografici

  1. Appleton, J. (1975). The Experience of Landscape. London: Wiley.
  2. Fich, L. B., Jönsson, P., Kirkegaard, P. H., Wallergård, M., Garde, A. H., & Hansen, Å. (2014). Can architectural design alter the physiological reaction to psychosocial stress? A virtual TSST experiment. Physiology & Behavior, 135, 91-97.
  3. Kaplan, R., & Kaplan, S. (1989). The Experience of Nature: A Psychological Perspective. Cambridge University Press.
  4. Altman, I. (1975). The Environment and Social Behavior: Privacy, Personal Space, Territory, and Crowding. Brooks/Cole Publishing Company.
  5. Basner, M., Babisch, W., Davis, A., Brink, M., Clark, C., Janssen, S., & Stansfeld, S. (2014). Auditory and non-auditory effects of noise on health. The Lancet, 383(9925), 1325-1332.
  6. Newman, O. (1972). Defensible Space: Crime Prevention Through Urban Design. Macmillan.
  7. Block, M. L., & Calderón-Garcidueñas, L. (2009). Air pollution: mechanisms of neuroinflammation and CNS disease. Trends in Neurosciences, 32(9), 506-516

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